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  Chiabilitachi [ Il giornale del Villaggio Eugenio Litta ]
         

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Fantasia Broiola il giornale dei ragazzi del Villaggio Litta


1 luglio 2005

Editoriale del numero 2 disponibile dal 15 luglio 2005

   Riassunto delle puntate precedenti: nell’editoriale del primo numero la redazione aveva individuato alcuni punti-obiettivo del progetto giornale. In sintesi ci si proponeva l’incontro tra i dipendenti del Villaggio; il confronto tra le diverse esperienze professionali vissute al Villaggio; la conoscenza dei riferimenti culturali di ognuno, aspetto fondamentale al lavoro; lo scambio di modelli culturali legati alla riabilitazione/abilitazione; la libera espressione su tematiche legate alla professione; la possibilità di stimolare e creare dibattiti e discussioni su tematiche comuni; lo scambio col territorio e l’esterno in generale, con le famiglie e con altre Strutture.

Per verificare alcuni punti (ad es. lo scambio col territorio, con le altre strutture, o la possibilità di stimolare dibattiti su tematiche comuni) è evidentemente troppo presto. Intanto il primo numero del giornale (distribuito in mille copie), ha raggiunto comunque il territorio, le scuole, alcune biblioteche, alcuni ospedali e centri di riabilitazione, le istituzioni provinciali, suscitando interesse, attenzione ed attesa per i prossimi numeri.
La sensazione è invece che permanga la difficoltà, nonostante le ottime e sentite intenzioni, di promuovere, anche solo per la redazione, momenti di incontro e confronto. Forse fisiologiche  alcune defezioni di partecipazione, rinforzate  dalla mancanza di “spazio mentale”, oltre la fatica delle ore lavorative, per un impegno, quello del giornale, volontario e assai oneroso intellettualmente e non solo.
 La “sorpresa” positiva è stata d’altra parte la grande attenzione di familiari e parenti dei ragazzi e degli adulti che frequentano il Centro. E questo in tutti i settori: dal residenziale al semiresidenziale, fino agli ambulatoriali. Fame di informazioni, confronto, con il Villaggio e i suoi “operatori”, volendo accrescere e valorizzare con questo strumento comunicativo, gli aspetti di apertura, trasparenza e scambio, che fa sentire veramente vicino il Centro, condividendo la presa in carico, la “cura” del proprio caro, facendo pezzi di strada e cum-patendo assieme.
Come leggerete, anche questo numero è con-diviso con molti familiari, che qualificano il giornale, lo arricchiscono con le loro esperienze, proponendo sempre riflessioni, cercando confronto e risposte.
Ci costringono beneficamente a domandarci il senso del nostro lavoro presente e ad immaginare il “dopo di loro” e direi anche “di noi”.
La “musica” dell’operare al Villaggio, che forse all’interno può confondersi come rumore di fondo creando difficoltà di percezione a chi vi opera, assume tonalità e scale differenti per chi “da fuori”
ascolta e partecipa il concerto.
Le riflessioni e il confronto che propongono i familiari, i volontari, i tirocinanti, il “territorio” istituzionale e non, spesso ci liberano da quel rumore di fondo restituendo la musica e il concerto all’indispensabile “patto” tra i “musicanti” e chi “ascolta”, ma soprattutto partecipa della musica.  

N.B.: girando il giornale, troverete “Fantasia Broiola” (n°37) il giornale dei ragazzi. Il laboratorio del giornale, nato nel settore residenziale, si avvale ora anche del contributo di alcuni “giornalisti” del semi-residenziale. Ci sembrava d’uopo provare a “contaminare” le 2 pubblicazioni (almeno in talune occasioni), pur mantenendole distinte per lasciare ai ragazzi di F.B.  tutto e tutto insieme, lo spazio che il loro lavoro merita.  




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1 luglio 2005

Ecco il numero 2


La copertina del numero 2, in distribuzione dal 15 luglio 2005
Può essere richiesto anche via email: chiabilitachi@libero.it




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9 novembre 2004

numero 1 (primi 2 pezzi)

numero 1 nov 2004 - gen 20051.1 Perché un giornale al Villaggio Litta
Se cresce la comunicazione, può crescere la comprensione?
di Redazione





Chi abilita chi vuole essere un giornale che diventi un contenitore di esperienze, riflessioni e proposte, aperto al contributo di tutti coloro che sentano di appartenere al mondo della riabilitazione: dagli assistenti ai medici, dai terapisti e gli educatori alle famiglie, dal settore no profit agli amministratori.
Uno strumento che possa essere in grado di porre attenzione al senso dei nostri interventi,  per confrontarci in un contesto in continua evoluzione tecnica, sociale e culturale.
Al Villaggio Litta operano persone di varie fasce d'età, alcune figure professionali sono aumentate e pensiamo che il bagaglio di esperienza e professionalità di ognuno si debba incontrare e confrontarsi con quello altrui.
Un obiettivo importante sarà, quindi,  quello di allargare il confronto interprofessionale che non sempre trova spazi adeguati nelle normali relazioni quotidiane. Ma sarà anche uno strumento “leggero” di comunicazione e di conoscenza, con interventi e notizie anche di eventi ludici-ricreativi.
Informazione (scientifica e non) e spazi ludici, perciò, con i contributi di tutti (assistenti, medici, amministrativi, terapisti, educatori, famiglie, settore non profit…) e accessibili a tutti. 
Il tutto realizzato in uno “stile” comunicativo dialettico e rispettoso di tutte le esperienze e le realtà.
Proprio la ricchezza e la varietà dei contributi professionali e personali sarà la chiave per la riuscita del nostro progetto:




ATTRAVERSO IL GIORNALE SI VUOLE PROMUOVERE:
.L’ incontro tra i dipendenti del Villaggio
.Il confronto tra le diverse esperienze professionali vissute al Villaggio
.La conoscenza dei riferimenti culturali di ognuno, aspetto fondamentale al lavoro
.Lo scambio di modelli culturali legati alla riabilitazione/abilitazione
.La libera espressione su tematiche legate alla professione
.La possibilità di stimolare e creare dibattiti e discussioni su tematiche comuni
.Lo scambio col territorio e l’esterno in generale, con le famiglie e con altre Strutture


In sintesi, perciò, ci muoviamo intorno a  3 livelli di obiettivi:
1.livello di conoscenza
2.livello di confronto
3.livello di integrazione


 


1.2 La riabilitazione sempre più globale
Mario Scala, terapista della riabilitazione


Negli ultimi 4-5 anni il processo riabilitativo appare sempre più orientato al raggiungimento, da parte del giovane disabile, di un buon livello di autonomia e di integrazione con il mondo circostante; di conseguenza, oggi più di ieri, dovrà operare confrontandosi continuamente con i vari contesti quali la scuola, la famiglia, il territorio, i caregivers, per poter raggiungere obbiettivi significativi.
A seguito di un processo storico e culturale in continua evoluzione, che ha avuto come fautori tra gli altri, il prof. Milani Comparetti e il prof. Sabbadini, si è arrivati a definire la riabilitazione come non soltanto un momento riservato a medici e terapisti, ma come un processo ben più articolato che metta il disabile in condizione di superare le difficoltà che l'handicap comporta per poter condurre una vita sociale e relazionale rispondente alle proprie esigenze.
Questo percorso culturale è stato sancito dall'elaborazione di norme e leggi che ne riconoscono la validità:  si va dalla legge nazionale n°118 del 1971, che introduceva l'inserimento del bambino disabile nella classe scolastica, alla legge n°104 del 1992,  alla definizione passo passo attraverso linee guida dei processi riabilitativi , per giungere alle leggi regionali che indicano con precisione le modalità di accreditamento dei centri privati ed  erogazione del servizio riabilitativo.


Già  la legge 104, più di dieci anni fa, delineava questo campo di azione descrivendo la riabilitazione integrata con la famiglia e la comunità. Ma di fatto, fino a qualche anno fa, la riabilitazione non aveva ancora assunto il ruolo attuale ed era  svolta nei centri che ora sono chiamati “ex art. 26” (in riferimento alla legge 833 del 1978)  svolgendo un intervento prevalentemente sanitario mirato alla riduzione delle manifestazioni patologiche della persona, facendo fatica a “contaminarsi” nel perseguire una qualità di vita sempre migliore. Non sempre i risultati dell’intervento erano verificati e la terapia poteva continuare senza soluzione; in alcuni casi l’attività svolta nei centri di riabilitazione si confondeva con l’obbiettivo stesso della riabilitazione.
Attualmente l’intervento degli operatori del centro di riabilitazione è parte di un processo, sempre più ampio e articolato, che pone al centro la singola persona (visione olistica), inserita ed interagente in un dato ambiente (visione ecologica). 
Anche la riabilitazione in età evolutiva, cosi descritta nelle linee guida del
1998, assume un compito senza confini che deve perseguire la migliore qualità di vita per il bambino e la sua famiglia e coinvolge, integrandole,  la rieducazione, l'educazione, l'assistenza.
 
La rieducazione, lavoro svolto da medici, terapisti e logopedisti, ha una valenza prevalentemente sanitaria e consiste nell'individuare processi atti, attraverso le peculiarità del bambino, a sviluppare delle funzioni adattive, strumenti fondamentali per una vita di scambio.
L'educazione è compito della famiglia, aiutata e sostenuta da figure sanitarie come psicologi, educatori e terapisti e della scuola, che dovrà preparare il bambino a costruire il proprio sé in grado di relazionarsi ed integrarsi. L'assistenza è l'intervento che accompagnerà senza soluzione la persona disabile e sarà competenza del personale sanitario e degli operatori sociali.
Le linee guida del 1998 per le attività di riabilitazione introducono la presa in carico,  ridefinendo gli interventi, le figure ed i ruoli. Il paziente sarà seguito nelle sue difficoltà da un'equipe coordinata da un medico responsabile e composta da vari operatori (medici, psicologi, terapisti, educatori, logopedisti) che elaborerà un progetto, un vero piano di intervento dove saranno indicati i modi per superare i limiti incontrati dalla persona. Questo progetto sarà inserito in un processo integrato di interventi utili al superamento degli ostacoli incontrati dal disabile in un qualsiasi contesto socio-ambientale.
Oggi , che finalmente si è arrivati a definire e a descrivere le condotte nella riabilitazione , non possiamo ignorare l’insufficienza del mero svolgimento dei compiti affidatici, limitandoci a scrivere progetti o eseguire le varie terapie. Ci dovremmo sforzare di mantenere sempre viva l’attenzione sul bambino ed i suoi disturbi, le sue potenzialità di recupero, sull’evoluzione delle sue risposte e sulle persone che popolano il suo mondo al fine di arricchire e rendere più specifici, giorno per giorno, condotte ed approcci rieducativi.


Un contributo all’evoluzione della pratica riabilitativa ce lo offre un libro "Figli per sempre", scritto da operatori che a vario titolo si occupano del settore,  che si rivolgono ad altri operatori, alle famiglie e a  tutte le persone sensibili al sociale. Un gruppo di " riabilitatori” come il prof. Pierro, il prof. Canevaro e l’onorevole Battaglia, con esperienza decennale, espone definizioni, progetti , percorsi e difficoltà capaci di tenere sempre vivo quell’ incontro dialettico di idee capace di costruire un futuro più equo per le persone disabili e le loro famiglie. Un futuro sempre più lungo, visto che la speranza di vita del disabile supera quella dei propri genitori e  sarà compito della società costruire una rete in grado di consegnare un ruolo sociale a queste persone che dovranno essere sempre di più “libere di vivere” con maggiori accessi alla scuola, al lavoro, alla mobilità, alle attività culturali, allo sport, al turismo.
 
Figli per sempre


I disabili mentali gravi sono figli per sempre non solo perché non potranno essere mai genitori, ma perché avranno sempre bisogno di un legame significativo che li accompagni anche oltre la vita dei propri genitori in un contesto gratificante. Un testo sulla cura continua del disabile mentale.
Il volume si propone come strumento di lavoro per gli operatori ma si rivolge anche a tutti coloro che sono comunque sensibili al problema. Per chi studia è anche occasione per seguire un articolato percorso formativo-informativo.


Il libro è formato da tre parti: nella prima i capitoli curati da esperti del settore fanno emergere i principi ispiratori del lavoro dei centri per l’accoglienza diurna nell’ottica dell’integrazione e della crescita del disabile e della sua autonomia. Nella seconda parte sono illustrati i passi che già si stanno facendo, con uno sguardo attento ai soggetti che partecipano al processo riabilitativo. Nella terza si vogliono approfondire delle domande molto pressanti nell’odierno panorama delle disabilità, come la vita del disabile che si prolunga e va oltre quella dei genitori. ( da: www. Superabile.it)


Gli autori


Andrea Canevaro
Direttore del dipartimento di scienze dell’Educazione presso l’Università degli Studi di Bologna, ha all’attivo una vasta attività di ricerca, che ha prodotto numerose pubblicazioni. E’ membro di associazioni scientifiche internazionali e nazionali, direttore di collane editoriali, e nel comitato scientifico di alcune riviste. Ha collaborato e collabora a progetti in Cambogia, in Bosnia, in Randa.(da:
www.unirsm.sm)


Augusto Battaglia
E’ impegnato da oltre trent’anni per la promozione del diritto al lavoro e dell’inserimento sociale delle persone handicappate nella comunità di Capodarco di cui è stato vicepresidente nazionale. Parlamentare nelle fila D.S. svolge l’attività politica nei settori  sanitario e sociale. Esperto dei problemi dell’handicap, ha fatto parte di commissioni di studio sia in campo nazionale che internazionale. Ha collaborato a lungo con la commissione affari sociali della Comunità europea. Ha promosso numerose iniziative per l’affidamento e l’adozione dei minori in situazioni di disagio, per la prevenzione delle tossicodipendenze e per gli anziani. In parlamento ha presentato come primo firmatario, 17 proposte di legge. E’ stato relatore di 12 progetti di legge. (da:
www.deputatids.it)


Marcello Mario Pierro
Medico responsabile dell’unità operativa di riabilitazione pediatrica dell’Ospedale Bambino Gesù , ha fatto parte della commissione per la stesura delle linee guida della riabilitazione dei bambini affetti da paralisi cerebrale infantile, è un sostenitore dell’approccio ecologico alla riabilitazione. Infatti l’intervento rieducativo (fisioterapico o logopedico) sarà riabilitante nella misura in cui potrà incidere favorevolmente nell’incremento dell’autonomia attraverso le funzioni adattive  del bambino.


Per operare in tal senso la riabilitazione dovrà governare un ecosistema dove il bambino con disfunzione neurologica cronica dovrà esser messo in condizione di decodificare ed interagire, sia modificando l’ambiente fisico al fine di eliminare ostacoli e favorire la massima fruibilità degli spazi, sia agendo sugli aspetti sociali, cioè modificando-costruendo l’interazione bambino-famiglia, capaci nell’emersione di condotte significative (non stereotipate) e  i codici di comunicazione adatti alla vita di relazione.


Ad articolo concluso, abbiamo appreso, con grande tristezza, la notizia della prematura scomparsa del professor Pierro, un medico che ha dedicato la sua vita alla riabilitazione in età evolutiva.




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7 novembre 2004

Finalmente arriva il numero 1: novembre 2004 - gennaio 2005


Per informazioni e/o prenotazioni: 06-945412 oppure: chiabilitachi@libero.it.
Puoi anche lasciare un commento qui, lasciando un recapito sarai contattato.




permalink | inviato da il 7/11/2004 alle 13:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



16 luglio 2004




Oggi nel pomeriggio, presentazione di chi abilita chi durante i festeggiamenti per S.Camillo e di inizio estate. Ricordiamo che il 1° numero del giornale uscirà ad ottobre 2004. Per informazioni e prenotazioni: chiabilitachi@libero.it oppure al n° telefonico 06-945412 (chiedere dell'educatore Mauro Biani).


Gli ultimi due numeri usciti nel 2001.

Mission di "chi abilita chi" 



 Ø      Un giornale dei dipendenti serve:


  • Alla conoscenza dei riferimenti culturali di ognuno, aspetto fondamentale al lavoro
  • Allo scambio di modelli culturali legati alla riabilitazione/abilitazione
  • Come strumento di incontro tra i dipendenti del Villaggio
  • A mettere a confronto le diverse esperienze professionali vissute al Villaggio
  • Alla libera espressione su tematiche legate alla professione
  • Alla possibilità di stimolare dibattiti e discussioni
  • Alla possibilità  di scambio col territorio e l’esterno in generale, e con altre Strutture

Ø      Potremo perciò dire che il giornale può prevedere 3 livelli di obiettivi:


livello di conoscenza

livello di confronto

livello di integrazione




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